A - Un selphy su quei binari pieni di angosce e di lacrime che li hanno resi eterni ….
Insensibili e spaventosi nel luogo dove sono stati bruciati uomini pieni di dolore…
...SULLA VIA DEI CANTI
A - Un selphy su quei binari pieni di angosce e di lacrime che li hanno resi eterni ….
Insensibili e spaventosi nel luogo dove sono stati bruciati uomini pieni di dolore…
Un capretto infiocchettato veniva appeso a testa in giù. Roncola in pugno e urlo in gola, un primo concorrente montava a pelo un giovane asino spronato da frusta e grida ‘iah! iah!!’ di un ragazzo. L’asino galoppava verso la vittima belante di paura e il cavaliere roteava la roncola per staccargli la testa in un colpo solo. Ma non ci riusciva. Non era poi facile! Subito un secondo galoppava urlando per assestare un altro colpo crudele. Falliva pure lui. Un terzo riusciva a far penzolare quella testa piena di fiocchi che non voleva staccarsi e belava straziante! Però gli umani tifavano da stadio. Umani? Un quarto, un quinto o forse un sesto finalmente assestava il colpo di grazia. La testa cadeva e il vincitore la sollevava in alto sanguinolente tra grida di giubilo sicuramente selvagge. Anche i ragazzini saltellavano eccitati. Soltanto l’asino stremato piangeva per le frustrate prese. Molte.
Il trofeo era stato conquistato. Il “gioco” era finito. Il carnevale cominciato.
Al vincitore andava la testa del capretto dagli occhi ancora pieni di terrore. Testa infiocchettata per la morte. Il suo corpo era messo all’asta per la festa in onore di Sant’Antonio Abate, protettore degli animali… dalle malattie ma non dalla brutalità degli umani!
2 mandarini. 5 caramelline di liquirizia. Nient’altro. Non piansi. Sapevo di aver preso 4 in matematica, ma chi lo aveva detto alla Befana? Ancora credevo in lei, ragazzino di terza elementare. Per orgoglio non mi mostrai mortificato. Allegra fu invece per mia sorella, Evelina, che trovò una bambola di pezza. Era la sua prima. Allegri furono i miei fratelli. Donato, non per i mandarini e la liquirizia no, fu per un piccolo scatolo con sopra l’immagine di un ragazzo chino a tracciare un cerchio perfetto. Ci disse che era Giotto. Conteneva 6 matite colorate. Dalla prima elementare disegnava da sbalordire. Forse aveva sbalordito anche la Befana. Aldo, primogenito e grandicello, con mandarini eccetera trovò un libro. Fece un urlo di gioia brandendolo in aria. Sulla copertina c’era scritto Mark Twain. Chi è? domandammo da ignorantelli. Un americano spiritoso rispose (glielo aveva detto la maestra). Lo era anche lui. Si, perché Aldo faceva ridere la classe con domande comiche per irritare la maestra bacchettona. Lo faceva apposta. A casa bersagliava noi. Forse piaceva così anche alla Befana… Pensavo tutto questo. Pensavo pure di essere stato fortunato a non aver trovato nella calza cenere e carbone. Significava che un pochino voleva bene anche a me, la Befana. Un pochino.
I mandarini fecero una brutta fine. Divennero proiettili di allegria per noi uno contro l’altro armati. E mamma urlava per quello spreco di “proiettili”. Per foza: da poco era finita la guerra e in giro c’era ancora la fame… Tanta. Ma noi eravamo ragazzini pieni di desideri e dal cuore come colomba.
brindo a tutti voi amici dentro e fuori facebook. Domani mi capiterà di incontrare qualcuno. Auguri mi! dirà con enfasi.E poi l’immancabile ‘come stai?’ Risponderò ‘STO’. Cos’ altro? STO a dire forse che i piacerebbe avere un suv maestoso da suscitare invidia? Vestire griffato tutto l’anno per farmi ammirare? Non ho altro per attirare ‘attirare l’attenzione. Sventolare l’ultimo modello di telefonino da urli rabbiosi i dei nipotini?...Quanta banalità per vivere oggi. No, a me basta dire soltanto ‘STO’. Sto a sbirciare il cielo per dirgli di voler continuare a guardare questa terra. Nonostante tutto. Sto a parlare di poche cose e soltanto se sono certo che qualcuno ascolta. Ascolta per davvero guardandomi negli occhi. Ma quanto è difficile. I pensieri dei ricordi li tengo per me. Così pure le parole delle ambizioni avute. Le parole da professore credute insostituibili e assolute. Le parole di mio padre spesso disattese. Le parole di amori golosi e furtivi. Le parole di chi ho amato, per davvero… Sono tutte finite nell’imbuto del Tempo. R allora STO bene come sto anche se qualche volta dò fastidio. Un fastidio estetico.
E voi, amici, auguratevi da soli l’impossibile fingendo di credere che sarà possibile. Ma poi, chissà, può darsi che si avveri. Che diventi possibile, dico. Il bello della vita è che a volte essa diventa pazza. Buon anno, comunque.
L’avidità e la corruzione fioriscono anche a Natale.
(fonte: Comprensorio di Viggianello [PZ])
LEGGENDA NATALIZIA LUCANA – Nella grotta di Betlemme Maria allattava il Bambino. Le sue mammelle erano però tanto piene che anche dopo la poppata il latte continuava a fluire. Con pazienza, Maria lo raccoglieva in una tovaglia. Ma ci fu un momento in cui Lei si distrasse e una goccia di latte fini per terra. Una rondine piena di freddo e di fame scese in picchiata per raccoglierla col becco e ingoiarla ma si bloccò… Quella goccia non era sua! Spiccò allora il volo verso l’ alto e là in cielo la consegnò a Dio. padrone di tutte le cose. Dio raccolse la goccia nel cavo della mano, ci soffiò sopra e la lanciò nel cielo buio. La goccia cominciò a vagare per il cielo e più avanti andava e più lasciava dietro di se una scia luminosa fatta di tante altre gocce. E così furono le ! Stretto Stretto tra le braccia, Maria portò il Bambino sulla soglia della grotta perché si incantasse a guardare quel luminoso fiume di latte. Poi, sorridendo con amore di madre, Gli disse: ‘fa’ che lungo questo fiume le anime si incamminino verso il Paradiso.’
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