lunedì 5 gennaio 2026

BEFANA

 

2 mandarini. 5 caramelline di liquirizia. Nient’altro. Non piansi. Sapevo di aver preso 4 in matematica, ma chi lo aveva detto alla Befana? Ancora  credevo in lei, ragazzino di terza elementare. Per orgoglio non mi mostrai mortificato. Allegra fu invece  per mia sorella, Evelina, che trovò una bambola di pezza. Era la sua prima. Allegri furono i  miei fratelli. Donato, non  per i mandarini e la liquirizia no, fu per un piccolo scatolo con sopra l’immagine di un ragazzo chino a tracciare un cerchio perfetto. Ci disse che era Giotto. Conteneva 6 matite colorate. Dalla prima elementare disegnava da sbalordire. Forse aveva sbalordito anche la Befana.  Aldo, primogenito e grandicello,  con mandarini eccetera trovò un libro. Fece un urlo di gioia brandendolo in aria. Sulla copertina c’era scritto Mark Twain. Chi è? domandammo da ignorantelli. Un  americano spiritoso rispose (glielo aveva detto la maestra). Lo era anche lui. Si, perché Aldo faceva ridere  la classe con domande comiche per irritare la maestra bacchettona. Lo faceva apposta. A casa  bersagliava noi. Forse piaceva così anche alla Befana… Pensavo tutto questo. Pensavo pure di essere stato fortunato a non aver trovato nella calza  cenere e carbone. Significava che un pochino voleva bene anche a me, la Befana. Un pochino.

I mandarini fecero una brutta fine. Divennero  proiettili di allegria per noi uno contro l’altro armati. E mamma urlava per quello spreco di “proiettili”.  Per foza: da poco era finita la guerra e in giro c’era ancora la fame… Tanta. Ma noi eravamo ragazzini pieni di desideri e dal cuore come colomba.

Nessun commento: