giovedì 26 marzo 2026

IL GESU DI PASOLINI\

 



A giorni è la Settimana Santa. E mi è venuto in mente  un  ricordo.                                                                                                         Abitavo a Roma, allora. Ed ero giovane. La domenica mattina andavo al Bar dell’Aquila, vicino Stazione Trastevere. C’erano i miei amici, otto. E come pontefici profani cazzeggiavamo su tutto. Una domenica arrivo “rosso vivo”, chiamavamo così il nostro amico comunista, attrezzista a Cinecittà. Al suo fianco  c’era lui, Enrique Irazoqui. Rimanemmo basiti: Gesù  Cristo davanti a noi! E subito gli facemmo corona, sorpresi e contenti di questa epifania, e a dirgli  Dai, prendi un  caffè! Assaggia un maritozzo con panna! Preferisci un aperitivo? Ma come si era trovato a tiro per fare Gesù. Che fortuna. “No, soy  alumno [studente] e comunista.   Nada màs”  [nient’altro].Era venuto in Italia per raccogliere fondi per la lotta contro Franco.  Ci fece poi capire di non sapere di aver il viso come un personaggio di El Greco. Per questo motivo estetico Pasolini lo aveva scelto. E aveva anche dovuto insistere di brutto per fargli accettare il ruolo di Gesù.

Un  nostro amico fece una battutaccia allusiva su lui e  Pasolini. Proprio così. Cose da pazzi. Enrique lo fissò feroce, ma subito sogghignò per dirgli “Dios tolera a los malvados, pero no para siempre” Il ‘rosso vivo’ tradusse “Dio sopporta i malvagi, ma non per sempre”. Ed Enrique mollò un ceffone. Facemmo da scudo a una temuta reazione, che non ci fu.

Ho rivisto Irazoqui all’Università con un mio studente di mente vivace. Ci siamo abbracciati. Abbiamo ricordato. Ci siamo guardati e…con gli sguardi abbiamo contato gli anni sul mio volto,  sul suo non più alla El Greco….

mercoledì 18 marzo 2026

GIUSEPPE

Giuseppe significa “obbediente a Dio”. Fino al V le immagini lo mostravano  uomo “imberbe e molto giovane” anche perché i Vangeli sinottici non descrivevano le sue fattezze. Non così i Vangeli Apocrifi. E infatti dal VI secolo in poi fu permesso ai pittori di ispirarsi a tali Vangeli in cui è detto che Egli era “vecchio” (“aveva 89 anni quando sposò Maria e 111 quando morì” ). Da allora prevalse questa seconda immagine in quanto la Chiesa la ritenne capace di dare l’idea di uomo anziano,  dolce, protettivo, casto e…,data l’età, non in grado di insidiare la verginità di Maria.

Nel XIV secolo la Chiesa  lo elegge a  simbolo di umiltà, obbedienza,  silenzio, pazienza, temperanza, castità.  Ciò rientrava nella politica di rilancio del “culto dell’umiltà” intesa come sottomissione al capo famiglia.

La data del 19 marzo venne fissata soltanto nel XVI secolo da papa Sisto V (1585-1590)ch e la introdusse  nella liturgia cattolica. La festa divenne tanto popolare da essere inclusa dal 1621 tra le “feste comandate” (cioè universalmente obbligatoria). Nel contempo Giuseppe fu  proclamato Santo Protettore dei poveri, dei deboli e degli oppressi.  Non solo. Ma anche protettore dei falegnami, carpentieri, ebanisti, padri di famiglia, dei senzatetto,  e… ci suona strano, pure dei Monti di pegno e dei ladri …

AUGURI A TUTTI  I GIUSEPPE, compresi i ladri…di cuori (voglio essere buono).


 

 

martedì 10 marzo 2026

RACCONTI DI CANTEMBURY

 

 Viviamo in un tempo avvelenato e perciò non fa male distrarsi un poco. Io l’ho fatto ridendo nel rivedere il film di Pasolini “I racconti di Canterbury” (1972). E così mi è anche tornato in mente che l’autore di tali Racconti, ambasciatore a Firenze, conobbe il “Decamerone” e il suo autore, Boccaccio suo contemporaneo, e lo tradusse in inglese. Tradusse anche la “Divina Commedia” di Dante. Di entrambi subì un grande fascino: Boccaccio gli ispirò i “Racconti di Canterbury”, il suo capolavoro; da Dante imparò a definire i caratteri dei personaggi dei suoi racconti. E’ Geoffrey Chaucer (1343-1400), padre della letteratura inglese.

Ma egli subì anche il fascino di san Francesco come descritto dall’Alighieri. Creò così la figura di un “Parroco” “ricco di opere e di santi pensieri” simili all’ Assisiate. Simile a questi, ama la povertà evangelica, vive tra i poveri della sua parrocchia, non va a caccia di nomine redditizie, non si ubriaca nel pub, non molesta nessuna donna. Un santo, dunque. Gli mancano soltanto le stimmate.

Ovviamente Pasolini (nel ruolo di Chaucer) scelse per il suo film soltanto la parte “carnale” di questi Racconti, e questa parte ci diverte ancora.

sabato 28 febbraio 2026

UNO, MONTO LA LUNA

 

 
Posso pensare con nostalgia a questo gioco della mia prima adolescenza? Saltare in groppa a un altro: ‘uno, monto la luna….’
Posso pensare alle tante risate che ci facevamo anche per le cose più semplici?
Posso pensare agli spintoni dati per una gaia prepotenza?
Posso pensare alle sbucciature alle ginocchia per le partitine col pallone di pezza?
Posso pensare alla gragnola di pugni date per tenere a bada il galletto di turno?
Eravamo tutti galletti, è vero, o forse volevamo essere tali, ma non sopportavamo chi voleva essere gallo cedrone per dominarci.
Stanchi dei giochi, facevamo capannello per parlare della scollatura dell’attrice ‘bbbona’ vista nell’ultimo film. Che petto! Fantastico! Ed ancora più fantastici erano i nostri commenti fatti sottovoce. Sempre sottovoce, certo, per non apparire screanzati a chi ci poteva sentire per caso. E quei commenti erano sempre maliziosi e di solito preludi dei primi esercizi solitari del sesso nascente.
 
Che meravigliosa adolescenza folle!

mercoledì 18 febbraio 2026

CENERI

 


LE CENERI dei 20 anni– Quanti sono ad accettare questa giornata che ci ricorda il nostro destino di mortali?  Sembra quasi una bestemmia farlo. Eppure questo giorno è, a mio parere,  un giorno in cui nelle pieghe della memoria possono  bruciare vari ricordi tra cui quello di un amore finito. Avevo vent’anni e nella depressione seguita a un abbandono, scrissi:

“Nella tarda sera sempre ti ritrovo scolpita dal sole  nel muro bianco, avvolta da quell’acuto silenzio ch’era il tuo immenso giardino.                                                                                                                                                        Per chissà quanto ancora il tuo nome darà vita ai miei tramonti sfilacciando tristezze tra i rami dell’alloro.                                                                                                                                                                          Penso alle strade, ai ciottoli  come montagne, penso a quel nostro camminare  assurdo che conosceva solo il gusto degli inizi lasciava al vento le panche su cui  dormiva la luna.                                                                                                                                                                          E la fibra del nostro cuore che pare fatta solo di illusioni  si appanna senza colpa nel  chiarore muto delle strade.                                                                                                                                                                                Parlando le pietre marce mi hanno spiegato  la ragione della vita, che non è in un urlo sciocco e disperato, che non è nella grazia di un gesto o nella sfumatura di un occhio  e che neppure è nella corsa tra i muri  del cielo, ma è nella perfezione di un’ombra  quando arriva il giorno… un’ombra.”

Forse sono soltanto sciocchezze dei vent’anni. Però l’amore,  anche quando finisce, lascia sempre un segno…. anche quando perdiamo la nostra innocenza per ricordarlo.

 

lunedì 16 febbraio 2026

RISENTIMENTO

 

 

…ma anche in Basilicata non sempre l’amore era rose e fiori. Lei deludeva, magari ripensandoci o preferendo un altro uomo.  Allora l’ innamorato tradito andava sotto la finestra di lei e, accompagnato soltanto dal suono lugubre del cupa-cupa, cantava risentito e un po’ crudele (ma essere lasciati da una donna già era uno smacco):

“Donna, non ti vantare di essere la migliore   /   perché  li conosci tutti i segreti  /  Non ci sono tanti pesci in mare e nei navigli  /  quanti cuori d’amanti tu lasci e pigli. /  Ho visto assai fiumare e vallate / erano piene e ora so’ svuotate.  / Ho visto prìncipi e baronati  / erano ricchi e poveri so’ diventati. /  Così sarai tu, donna  sgradita,    / sotto la mia finestra, disperata".

 

 

(dal mio libro “L’innamoramento in Basilicata”, Osanna, Venosa, 3° edizione – esaurito)

venerdì 13 febbraio 2026

PER SAN VALENTINO

 

 Nella Basilicata contadina l’ innamorato portava le serenata sotto la finestra della sua bella, reticente per non fare sparlare il paese. Lui però sapeva che lei stava a spiarlo dalla finestra e attaccava la serenata assieme ad amici con chitarra e mandolino: “Vengo a canta’ e voi siete coricata la luna fa il giro e voi dormite Ma al mattino quando vi alzate, trema la terra dove vi vestite Prendere il bacile e vi lavate, non vi lavate più , ché bianca siete Il pettine prendete e vi pettinate cadono le perle e gioie e calamita. Lo specchio poi prendete e vi mirate ma non vi mirate più ché siete bella. Su una sedia d’oro vi sedete con una bacchetta d’oro comandate
 
A me solo comandate….
 
[canto popolare da me trascritto] 
(dal mio libro “L’innamoramento in Basilicata”, Osanna, Venosa, 3° edizione – esaurito)