LE CENERI dei 20 anni– Quanti sono ad accettare questa giornata che ci ricorda il nostro destino di mortali? Sembra quasi una bestemmia farlo. Eppure questo giorno è, a mio parere, un giorno in cui nelle pieghe della memoria possono bruciare vari ricordi tra cui quello di un amore finito. Avevo vent’anni e nella depressione seguita a un abbandono, scrissi:
“Nella tarda sera sempre ti ritrovo scolpita dal sole nel muro bianco, avvolta da quell’acuto silenzio ch’era il tuo immenso giardino. Per chissà quanto ancora il tuo nome darà vita ai miei tramonti sfilacciando tristezze tra i rami dell’alloro. Penso alle strade, ai ciottoli come montagne, penso a quel nostro camminare assurdo che conosceva solo il gusto degli inizi lasciava al vento le panche su cui dormiva la luna. E la fibra del nostro cuore che pare fatta solo di illusioni si appanna senza colpa nel chiarore muto delle strade. Parlando le pietre marce mi hanno spiegato la ragione della vita, che non è in un urlo sciocco e disperato, che non è nella grazia di un gesto o nella sfumatura di un occhio e che neppure è nella corsa tra i muri del cielo, ma è nella perfezione di un’ombra quando arriva il giorno… un’ombra.”
Forse sono soltanto sciocchezze dei vent’anni. Però l’amore, anche quando finisce, lascia sempre un segno…. anche quando perdiamo la nostra innocenza per ricordarlo.





