lunedì 20 aprile 2026

E DIO CREO'

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rentacinque anni fa feci una “campagna”  nel sud della Basilicata per raccogliere fiabe. Gli anziani furono tanto generosi nel narrare da farmi registrare parecchie cassette  ancora nel mio archivio. Tra le fiabe raccolte c’era  un APOLOGO chi  già allora mi fece frullare nella testa una domanda: Carlo Levi lo avrà conosciuto?  (domanda ironica o retorica?). Lo riporto trascritto.

“Il Padreterno aveva finito di creare Adamo e pure Eva e per la stanchezza si andò a sedere dove si sedeva sempre, in cima alla montagna più alta del mondo. Gli viene il sonno ma un  occhio ancora mezzo aperto guarda per caso giù, di sotto,  e vede la Basilicata senza nessuno. Li per li pensa di mandarci Adamo ma pensa pure che quello stava bene dove lo aveva messo, proprio là, in quel bel giardino senza pensieri. Si mette a pensare per un po’ e poi decide di creare un uomo apposta, ma proprio apposta  per questo pezzo di terra senza anima viva. Allunga una  mano al Pollino, prende un poco di terra, ci soffia sopra e si trova davanti agli occhi l’ uomo appena fatto, né alto e né basso, né bello e né brutto, insomma così e così. Il Padreterno lo guarda, non è tanto contento di come gli è venuto e mentre si  accarezza la lunga barba bianca si domanda con la  voce un poco annuvolata: “L’uomo del giardino terrestre mi è venuto meglio… questo non so perché…” In quel momento passa in basso alla montagna  un asinello. Dio ha subito un’idea e gli dice: “Eih tu, dammi l’anima di pazienza che hai”. L’asinello obbedisce e Dio mette la pazienza nel corpo di quell’uomo nuovo che però non parla e non si muove.                                                                                                                                                                                              Passa Passa da lì sotto un mulo e Dio gli dice: “Eih tu, dammi la tua anima che resiste alla fatica”. Il mulo può dirgli di  no?  E così il corpo nuovo ha la schiena resistente assai assai, però ancora non parla e non si muove.                                                                                                                                                                                      Il Creatore allora si mette a cercare dentro la sua testa un pensiero per capire che manca ancora all’ uomo né bello e né brutto. Passeggia avanti e indietro, indietro e avanti e conclude  che forse poteva venirgli così o colà, un poco meglio insomma. Ma chi può capire che passa nella mente del  Padreterno? Boh! Ma un fruscio lo distrae, si volta e vede un albero loricato con i rami  che si muovono a destra e sinistra per il venticello. Allora Egli dice all’ albero loricato: “Eih tu, dammi la tua anima solitaria.” L’albero loricato obbedisce. E così la terza anima entra nell’uomo di terra del Pollino che però ancora non parla e non  si muove.                                                                                                                                                                                                                                                                                                             Beh, al Padreterno comincia a scappare la pazienza e sta per buttare giù dalla montagna quello là  sempre muto allorché proprio in quel momento preciso gli passa davanti agli occhi un uccello con le penne piene di colori belli, ma proprio belli belli! Subito pronto  lo acchiappa con una mano e gli dice: “Eih tu, dammi i tuoi colori”. Li ha e li mette nella testa dell’ appena creato. Miracolo! La forma sempre muta comincia a muoversi e a parlare. Dio si  sfrega le mani per la contentezza e  e gli dice col vocione di una padre: ‘ Eih tu, ti ho dato un’anima fatta di PAZIENZA, una di FORTEZZA e una di SOLITUDINE. Ora scendi giù e vivi in Basilicata. Non ti lamentare perché ti ho dato pure l’anima piena dei colori della FANTASIA  così   quando vuoi scordarti di quelle  altre tre ti metti a  volare come un uccello.”                                               La creatura né alta e né basse, né bella e né brutta allarga le braccia e timidamente domanda:  “Signore Iddio, non mi hai detto ancora come mi chiamo. Chi sono?”                                            io con una risatina a mezza bocca gli risponde: “ Ah si, hai ragione, veramente… si, tu sei un uomo speciale…aspe’… si, ti chiamerai cafone.”

E’ così che il Padreterno ha creato il cafone lucano…”

!

 

giovedì 2 aprile 2026

VENERDI SANTO

 

Ragazzo, andai a Barile per vedere la processione del Venerdì Santo. Guardai  sfilare i molti personaggi  uno dietro l’altro e  “spiai” a lungo  quelle figure che  attiravano la mia attenzione.

Il  “Buon Ladrone”, per esempio,  col suo pesante cilindro sulle spalle. Non capii cosa volesse significare. Un  vecchio contadino col volto scavato dal sole e dalla pioggia mi sussurrò che quell'uomo rassomigliava a noi coi nostri peccati  aggrappati alle spalle e non ci lasciano mai. I peccati!...

Fissai il petto  generoso della “Zingara” carico di ori. Non distinsi  tra la  preziosità dell'oro e la dolcezza di un seno perché ancora non conoscevo l'ingordigia  dei sensi. I sensi!...

 Spiai “Gesù” col suo pallore estremo di un estremo dolore  e rigato di sangue e piegato sotto il peso della croce. Rimasi attonito alle sue tre  cadute rituali rese drammatiche dal silenzio assoluto e devozionale della folla. La sofferenza!...

Lo spirito di quelle “spiate”  si insinuò fin dentro le  midolla. Tornai a casa tutto confuso.

Ero ragazzo.

giovedì 26 marzo 2026

IL GESU DI PASOLINI\

 



A giorni è la Settimana Santa. E mi è venuto in mente  un  ricordo.                                                                                                         Abitavo a Roma, allora. Ed ero giovane. La domenica mattina andavo al Bar dell’Aquila, vicino Stazione Trastevere. C’erano i miei amici, otto. E come pontefici profani cazzeggiavamo su tutto. Una domenica arrivo “rosso vivo”, chiamavamo così il nostro amico comunista, attrezzista a Cinecittà. Al suo fianco  c’era lui, Enrique Irazoqui. Rimanemmo basiti: Gesù  Cristo davanti a noi! E subito gli facemmo corona, sorpresi e contenti di questa epifania, e a dirgli  Dai, prendi un  caffè! Assaggia un maritozzo con panna! Preferisci un aperitivo? Ma come si era trovato a tiro per fare Gesù. Che fortuna. “No, soy  alumno [studente] e comunista.   Nada màs”  [nient’altro].Era venuto in Italia per raccogliere fondi per la lotta contro Franco.  Ci fece poi capire di non sapere di aver il viso come un personaggio di El Greco. Per questo motivo estetico Pasolini lo aveva scelto. E aveva anche dovuto insistere di brutto per fargli accettare il ruolo di Gesù.

Un  nostro amico fece una battutaccia allusiva su lui e  Pasolini. Proprio così. Cose da pazzi. Enrique lo fissò feroce, ma subito sogghignò per dirgli “Dios tolera a los malvados, pero no para siempre” Il ‘rosso vivo’ tradusse “Dio sopporta i malvagi, ma non per sempre”. Ed Enrique mollò un ceffone. Facemmo da scudo a una temuta reazione, che non ci fu.

Ho rivisto Irazoqui all’Università con un mio studente di mente vivace. Ci siamo abbracciati. Abbiamo ricordato. Ci siamo guardati e…con gli sguardi abbiamo contato gli anni sul mio volto,  sul suo non più alla El Greco….

mercoledì 18 marzo 2026

GIUSEPPE

Giuseppe significa “obbediente a Dio”. Fino al V le immagini lo mostravano  uomo “imberbe e molto giovane” anche perché i Vangeli sinottici non descrivevano le sue fattezze. Non così i Vangeli Apocrifi. E infatti dal VI secolo in poi fu permesso ai pittori di ispirarsi a tali Vangeli in cui è detto che Egli era “vecchio” (“aveva 89 anni quando sposò Maria e 111 quando morì” ). Da allora prevalse questa seconda immagine in quanto la Chiesa la ritenne capace di dare l’idea di uomo anziano,  dolce, protettivo, casto e…,data l’età, non in grado di insidiare la verginità di Maria.

Nel XIV secolo la Chiesa  lo elegge a  simbolo di umiltà, obbedienza,  silenzio, pazienza, temperanza, castità.  Ciò rientrava nella politica di rilancio del “culto dell’umiltà” intesa come sottomissione al capo famiglia.

La data del 19 marzo venne fissata soltanto nel XVI secolo da papa Sisto V (1585-1590)ch e la introdusse  nella liturgia cattolica. La festa divenne tanto popolare da essere inclusa dal 1621 tra le “feste comandate” (cioè universalmente obbligatoria). Nel contempo Giuseppe fu  proclamato Santo Protettore dei poveri, dei deboli e degli oppressi.  Non solo. Ma anche protettore dei falegnami, carpentieri, ebanisti, padri di famiglia, dei senzatetto,  e… ci suona strano, pure dei Monti di pegno e dei ladri …

AUGURI A TUTTI  I GIUSEPPE, compresi i ladri…di cuori (voglio essere buono).


 

 

martedì 10 marzo 2026

RACCONTI DI CANTEMBURY

 

 Viviamo in un tempo avvelenato e perciò non fa male distrarsi un poco. Io l’ho fatto ridendo nel rivedere il film di Pasolini “I racconti di Canterbury” (1972). E così mi è anche tornato in mente che l’autore di tali Racconti, ambasciatore a Firenze, conobbe il “Decamerone” e il suo autore, Boccaccio suo contemporaneo, e lo tradusse in inglese. Tradusse anche la “Divina Commedia” di Dante. Di entrambi subì un grande fascino: Boccaccio gli ispirò i “Racconti di Canterbury”, il suo capolavoro; da Dante imparò a definire i caratteri dei personaggi dei suoi racconti. E’ Geoffrey Chaucer (1343-1400), padre della letteratura inglese.

Ma egli subì anche il fascino di san Francesco come descritto dall’Alighieri. Creò così la figura di un “Parroco” “ricco di opere e di santi pensieri” simili all’ Assisiate. Simile a questi, ama la povertà evangelica, vive tra i poveri della sua parrocchia, non va a caccia di nomine redditizie, non si ubriaca nel pub, non molesta nessuna donna. Un santo, dunque. Gli mancano soltanto le stimmate.

Ovviamente Pasolini (nel ruolo di Chaucer) scelse per il suo film soltanto la parte “carnale” di questi Racconti, e questa parte ci diverte ancora.

sabato 28 febbraio 2026

UNO, MONTO LA LUNA

 

 
Posso pensare con nostalgia a questo gioco della mia prima adolescenza? Saltare in groppa a un altro: ‘uno, monto la luna….’
Posso pensare alle tante risate che ci facevamo anche per le cose più semplici?
Posso pensare agli spintoni dati per una gaia prepotenza?
Posso pensare alle sbucciature alle ginocchia per le partitine col pallone di pezza?
Posso pensare alla gragnola di pugni date per tenere a bada il galletto di turno?
Eravamo tutti galletti, è vero, o forse volevamo essere tali, ma non sopportavamo chi voleva essere gallo cedrone per dominarci.
Stanchi dei giochi, facevamo capannello per parlare della scollatura dell’attrice ‘bbbona’ vista nell’ultimo film. Che petto! Fantastico! Ed ancora più fantastici erano i nostri commenti fatti sottovoce. Sempre sottovoce, certo, per non apparire screanzati a chi ci poteva sentire per caso. E quei commenti erano sempre maliziosi e di solito preludi dei primi esercizi solitari del sesso nascente.
 
Che meravigliosa adolescenza folle!

mercoledì 18 febbraio 2026

CENERI

 


LE CENERI dei 20 anni– Quanti sono ad accettare questa giornata che ci ricorda il nostro destino di mortali?  Sembra quasi una bestemmia farlo. Eppure questo giorno è, a mio parere,  un giorno in cui nelle pieghe della memoria possono  bruciare vari ricordi tra cui quello di un amore finito. Avevo vent’anni e nella depressione seguita a un abbandono, scrissi:

“Nella tarda sera sempre ti ritrovo scolpita dal sole  nel muro bianco, avvolta da quell’acuto silenzio ch’era il tuo immenso giardino.                                                                                                                                                        Per chissà quanto ancora il tuo nome darà vita ai miei tramonti sfilacciando tristezze tra i rami dell’alloro.                                                                                                                                                                          Penso alle strade, ai ciottoli  come montagne, penso a quel nostro camminare  assurdo che conosceva solo il gusto degli inizi lasciava al vento le panche su cui  dormiva la luna.                                                                                                                                                                          E la fibra del nostro cuore che pare fatta solo di illusioni  si appanna senza colpa nel  chiarore muto delle strade.                                                                                                                                                                                Parlando le pietre marce mi hanno spiegato  la ragione della vita, che non è in un urlo sciocco e disperato, che non è nella grazia di un gesto o nella sfumatura di un occhio  e che neppure è nella corsa tra i muri  del cielo, ma è nella perfezione di un’ombra  quando arriva il giorno… un’ombra.”

Forse sono soltanto sciocchezze dei vent’anni. Però l’amore,  anche quando finisce, lascia sempre un segno…. anche quando perdiamo la nostra innocenza per ricordarlo.