Ragazzo, andai a Barile per vedere la processione del Venerdì Santo. Guardai sfilare i molti personaggi uno dietro l’altro e “spiai” a lungo quelle figure che attiravano la mia attenzione.
Il “Buon Ladrone”, per esempio, col suo pesante cilindro sulle spalle. Non capii cosa volesse significare. Un vecchio contadino col volto scavato dal sole e dalla pioggia mi sussurrò che quell'uomo rassomigliava a noi coi nostri peccati aggrappati alle spalle e non ci lasciano mai. I peccati!...
Fissai il petto generoso della “Zingara” carico di ori. Non distinsi tra la preziosità dell'oro e la dolcezza di un seno perché ancora non conoscevo l'ingordigia dei sensi. I sensi!...
Spiai “Gesù” col suo pallore estremo di un estremo dolore e rigato di sangue e piegato sotto il peso della croce. Rimasi attonito alle sue tre cadute rituali rese drammatiche dal silenzio assoluto e devozionale della folla. La sofferenza!...
Lo spirito di quelle “spiate” si insinuò fin dentro le midolla. Tornai a casa tutto confuso.
Ero ragazzo.






