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rentacinque anni fa feci una “campagna” nel sud della Basilicata per raccogliere fiabe. Gli anziani furono tanto generosi nel narrare da farmi registrare parecchie cassette ancora nel mio archivio. Tra le fiabe raccolte c’era un APOLOGO chi già allora mi fece frullare nella testa una domanda: Carlo Levi lo avrà conosciuto? (domanda ironica o retorica?). Lo riporto trascritto.
“Il Padreterno aveva finito di creare Adamo e pure Eva e per la stanchezza si andò a sedere dove si sedeva sempre, in cima alla montagna più alta del mondo. Gli viene il sonno ma un occhio ancora mezzo aperto guarda per caso giù, di sotto, e vede la Basilicata senza nessuno. Li per li pensa di mandarci Adamo ma pensa pure che quello stava bene dove lo aveva messo, proprio là, in quel bel giardino senza pensieri. Si mette a pensare per un po’ e poi decide di creare un uomo apposta, ma proprio apposta per questo pezzo di terra senza anima viva. Allunga una mano al Pollino, prende un poco di terra, ci soffia sopra e si trova davanti agli occhi l’ uomo appena fatto, né alto e né basso, né bello e né brutto, insomma così e così. Il Padreterno lo guarda, non è tanto contento di come gli è venuto e mentre si accarezza la lunga barba bianca si domanda con la voce un poco annuvolata: “L’uomo del giardino terrestre mi è venuto meglio… questo non so perché…” In quel momento passa in basso alla montagna un asinello. Dio ha subito un’idea e gli dice: “Eih tu, dammi l’anima di pazienza che hai”. L’asinello obbedisce e Dio mette la pazienza nel corpo di quell’uomo nuovo che però non parla e non si muove. Passa Passa da lì sotto un mulo e Dio gli dice: “Eih tu, dammi la tua anima che resiste alla fatica”. Il mulo può dirgli di no? E così il corpo nuovo ha la schiena resistente assai assai, però ancora non parla e non si muove. Il Creatore allora si mette a cercare dentro la sua testa un pensiero per capire che manca ancora all’ uomo né bello e né brutto. Passeggia avanti e indietro, indietro e avanti e conclude che forse poteva venirgli così o colà, un poco meglio insomma. Ma chi può capire che passa nella mente del Padreterno? Boh! Ma un fruscio lo distrae, si volta e vede un albero loricato con i rami che si muovono a destra e sinistra per il venticello. Allora Egli dice all’ albero loricato: “Eih tu, dammi la tua anima solitaria.” L’albero loricato obbedisce. E così la terza anima entra nell’uomo di terra del Pollino che però ancora non parla e non si muove. Beh, al Padreterno comincia a scappare la pazienza e sta per buttare giù dalla montagna quello là sempre muto allorché proprio in quel momento preciso gli passa davanti agli occhi un uccello con le penne piene di colori belli, ma proprio belli belli! Subito pronto lo acchiappa con una mano e gli dice: “Eih tu, dammi i tuoi colori”. Li ha e li mette nella testa dell’ appena creato. Miracolo! La forma sempre muta comincia a muoversi e a parlare. Dio si sfrega le mani per la contentezza e e gli dice col vocione di una padre: ‘ Eih tu, ti ho dato un’anima fatta di PAZIENZA, una di FORTEZZA e una di SOLITUDINE. Ora scendi giù e vivi in Basilicata. Non ti lamentare perché ti ho dato pure l’anima piena dei colori della FANTASIA così quando vuoi scordarti di quelle altre tre ti metti a volare come un uccello.” La creatura né alta e né basse, né bella e né brutta allarga le braccia e timidamente domanda: “Signore Iddio, non mi hai detto ancora come mi chiamo. Chi sono?” io con una risatina a mezza bocca gli risponde: “ Ah si, hai ragione, veramente… si, tu sei un uomo speciale…aspe’… si, ti chiamerai cafone.”
E’ così che il Padreterno ha creato il cafone lucano…”
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