Viviamo in un tempo avvelenato e perciò non fa male distrarsi un poco. Io l’ho fatto ridendo nel rivedere il film di Pasolini “I racconti di Canterbury” (1972). E così mi è anche tornato in mente che l’autore di tali Racconti, ambasciatore a Firenze, conobbe il “Decamerone” e il suo autore, Boccaccio suo contemporaneo, e lo tradusse in inglese. Tradusse anche la “Divina Commedia” di Dante. Di entrambi subì un grande fascino: Boccaccio gli ispirò i “Racconti di Canterbury”, il suo capolavoro; da Dante imparò a definire i caratteri dei personaggi dei suoi racconti. E’ Geoffrey Chaucer (1343-1400), padre della letteratura inglese.
Ma egli subì anche il fascino di san Francesco come descritto dall’Alighieri. Creò così la figura di un “Parroco” “ricco di opere e di santi pensieri” simili all’ Assisiate. Simile a questi, ama la povertà evangelica, vive tra i poveri della sua parrocchia, non va a caccia di nomine redditizie, non si ubriaca nel pub, non molesta nessuna donna. Un santo, dunque. Gli mancano soltanto le stimmate.
Ovviamente Pasolini (nel ruolo di Chaucer) scelse per il suo film soltanto la parte “carnale” di questi Racconti, e questa parte ci diverte ancora.
martedì 10 marzo 2026
RACCONTI DI CANTEMBURY
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento