A giorni è la Settimana Santa. E mi è venuto in mente un ricordo. Abitavo a Roma, allora. Ed ero giovane. La domenica mattina andavo al Bar dell’Aquila, vicino Stazione Trastevere. C’erano i miei amici, otto. E come pontefici profani cazzeggiavamo su tutto. Una domenica arrivo “rosso vivo”, chiamavamo così il nostro amico comunista, attrezzista a Cinecittà. Al suo fianco c’era lui, Enrique Irazoqui. Rimanemmo basiti: Gesù Cristo davanti a noi! E subito gli facemmo corona, sorpresi e contenti di questa epifania, e a dirgli Dai, prendi un caffè! Assaggia un maritozzo con panna! Preferisci un aperitivo? Ma come si era trovato a tiro per fare Gesù. Che fortuna. “No, soy alumno [studente] e comunista. Nada màs” [nient’altro].Era venuto in Italia per raccogliere fondi per la lotta contro Franco. Ci fece poi capire di non sapere di aver il viso come un personaggio di El Greco. Per questo motivo estetico Pasolini lo aveva scelto. E aveva anche dovuto insistere di brutto per fargli accettare il ruolo di Gesù.
Un nostro amico fece una battutaccia allusiva su lui e Pasolini. Proprio così. Cose da pazzi. Enrique lo fissò feroce, ma subito sogghignò per dirgli “Dios tolera a los malvados, pero no para siempre” Il ‘rosso vivo’ tradusse “Dio sopporta i malvagi, ma non per sempre”. Ed Enrique mollò un ceffone. Facemmo da scudo a una temuta reazione, che non ci fu.
Ho rivisto Irazoqui all’Università con un mio studente di mente vivace. Ci siamo abbracciati. Abbiamo ricordato. Ci siamo guardati e…con gli sguardi abbiamo contato gli anni sul mio volto, sul suo non più alla El Greco….

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